L’ALIMENTAZIONE FISIOLOGICA PER L’ESSERE UMANO

Vivere in armonia con il nostro corpo, nel rispetto di tutto e di tutti, dovrebbe essere la Priorità che guida tutti i comportamenti di noi uomini. Parlare di ecologia dell’organismo e di alimentazione consapevole, di cibi integrali e di naturalità può sembrare obsoleto in una società post-industriale dove ormai l’unica vera dimensione è il fare tanto, in fretta, non importa come.

Alimentazione sana ed esercizio fisico sono i due più potenti mezzi naturali per mantenere il corpo e la mente in salute e piena efficienza. Sono i più importanti fattori dello stile di vita capaci di garantire il massimo della longevità nella migliore qualità di vita possibile per l’individuo.

Indipendentemente dal voler iniziare subito o meno un lavoro sulla propria alimentazione, è bene sapere cosa è salutare e cosa no per l’organismo. C’è una differenza importante tra mangiare della carne, della pizza o un panettone pensando che siano un valido cibo per il nostro organismo e mangiarli sapendo invece che lo intossicano e che sostanzialmente sono un nutrimento emozionale (tralascio adesso un attimo il discorso etico del nutrirsi a spese della sofferenza degli animali e quello ecologico dei danni apportati al pianeta dagli allevamenti e dalle colture estensive).

La domanda fondamentale da porsi è:
quale alimento è veramente FISIOLOGICO per l’essere umano?

Per un leone l’alimento fisiologico è la carne delle proprie prede, per una mucca è l’erba, mentre per un koala l’alimento fisiologico sono solo alcune specie di eucalipto. Tutti gli animali rispettano la propria dieta fisiologica, tranne quando c’è un periodo di carestia o se sono nutriti erroneamente dall’essere umano (ved. animali domestici). L’essere umano non è affatto onnivoro, come si pensa abitualmente, e se andiamo a studiare l’anatomia e la fisiologia comparata ci rendiamo conto che noi non siamo né carnivori, né erbivori…siamo frugivori (siamo nati per cibarci di frutti).

“I veri onnivori e i veri carnivori, quando sono affamati, sono attratti istintivamente da animali e carogne che vedono e che interpretano come cibo immediato. Questo non accade mai all’uomo. Il ribrezzo che ogni uomo normale e sano prova alla vista del sangue e di un cadavere è la prova della sua natura non carnivora.” (Girolamo Savonarola)

“Prova a mettere un bambino in una culla con una mela e un coniglio. Se mangia il coniglio e gioca con la mela ti regalo un’auto nuova.” (Harvey Diamond)

“Esiste un rapporto definito tra la costituzione fisica di un animale ed il suo alimento normale. L’alimento al quale un organismo è normalmente e costituzionalmente adatto, è l’alimento che servirà nel modo migliore i più elevati interessi biologici, fisiologici, psicologici dell’animale o dell’uomo.” Sylvester Graham

L’essere umano non è un predatore (chi sarebbe in grado di cacciare con i denti e a mani nude il proprio cibo?), non ha artigli affilati per cacciare, non ha una dentatura adatta ad azzannare e strappare la carne da un cadavere, non ha un apparato intestinale in grado di liberarsi velocemente dalle tossine prodotte dal metabolismo delle proteine animali e non possiede neppure l’uricasi (enzima che neutralizza l’eccesso di acido urico derivato dalla degradazione proteica). L’essere umano ha un pollice opponibile semplicemente perché è un raccoglitore, per nutrirsi sostanzialmente di frutta ed eventualmente di semi, germogli, verdure. Non dimentichiamo che l’habitat originario umano è, non a caso, la fascia intertropicale, ricchissima di frutta.

Come mai l’essere umano, se nasce fruttariano, ha iniziato a nutrirsi anche di carne e cereali? La risposta sembra risiedere nell’adattamento ai cambiamenti climatici planetari. La vita sulla Terra è comparsa circa 4,5 miliardi di anni fa; i primi ominidi sono apparsi 2-2,5 milioni di anni fa in Africa, mentre l’Homo sapiens (da cui noi deriviamo direttamente) è apparso circa 200.000 anni fa, sempre in Africa, e, successivamente, ha iniziato a migrare in Europa ed in Asia. Gli sconvolgimenti climatici avvenuti tra i 200.000 e i 120.000 anni fa (nell’era detta Pleistocene) comportarono un’avanzata dei ghiacci sulle regioni euroasiatiche ed intensissime precipitazioni in Africa, seguite da un periodo di forte inaridimento che diede origine alla Savana. L’essere umano, per sopravvivere, dovette adattarsi a mangiare la carne dei cadaveri lasciati dai predatori e progressivamente imparare a cacciare. L’introduzione di cereali coltivati e latte nella dieta avvenne circa 10-15.000 anni fa, quando l’essere umano iniziò a dedicarsi all’agricoltura e all’allevamento.

E’ solo grazie all’uso del fuoco che l’essere umano è potuto diventare prima un carnivoro e poi un “cerealivoro”, poiché le sue caratteristiche anatomiche naturali, da sole, non lo avrebbero consentito. Eppure, nonostante le centinaia di migliaia di anni di nutrizione carnea, ancora oggi la dentatura dell’essere umano non è adatta ad uccidere a morsi un animale e a strapparne a brandelli la carne, l’intestino non si è accorciato, lo stomaco non ha sviluppato la forte acidità tipica dei carnivori, ecc. Insomma, la carne non è affatto diventata un cibo per noi fisiologico. Oltre a nutrirci di cibi non fisiologici che, a lungo andare, sono dannosi per la salute dell’organismo, esiste un altro importante problema nell’alimentazione umana, che è quello relativo alla cottura del cibo.